Tito (PZ), 1986-1987
Ministero dei Lavori Pubblici – Provveditorato Regionale alle opera Pubbliche per la BasilicataPotenza
Prof. Ing. Raffaello Lo Sardo (progettista strutturale), Arch. Lucio De Chiara (progettista architettonico).
Con la collaborazione dell’Arch. Guglielmo Barbarisi
Assonometria stato di fatto
La chiesa e il convento di S. Antonio a Tito, è un monumentodocumento con chiare e ben documentate caratteristiche di continuum storico. È sufficiente ripercorere la storia degli interventi condotti sulla pelle del monumento dalla data della sua costruzione (1514), per ricavare sufficienti conferme sulle ricorrenti continue opere di adeguamento funzionale e di “manutenzione” che progressivamente e irreversibilmente ne hanno trasformato i caratteri originali.
Queste trasformazioni si possono dividere in due periodi, quelle attuate dall’origine agli inizi del secolo e quelle successive fino agli anni 1980. Le prime sono più che altro delle vere stratificazioni storiche e questa storia la leggiamo nella struttura, negli ornamenti, nelle trasformazioni, in defintiva, nel sovrapporsi degli interventi che rappresentano ciascuna generazione di uomini, lontane e vicine, attuate tutto sommato nel rispetto dell’organismo architettonico. In questo periodo sono stati realizzati affreschi, stucchi e piccole opere murarie.
Nel secondo periodo l’organismo architettonico è stato chiamato ad assolvere funzioni e a soddisfare esigenze via via mutevoli. Si sono così realizzati degli interventi che hanno stravolto l’organismo sia dal
punto di vista architettonico sia dal quello statico. Ci si riferisce, chiaramente, alla sopraelevazione sulla Navata principale della chiesa che ha falsato tutti i rapporti volumetrici e altimetrici dell’antico monumento. Tale operazione è stata attuata per realizzare delle insufficienti aule scolastiche con metodi costrutti (solai retti da pilastri poggianti su solai) privi di una logica statica, e che hanno compromesso, inoltre, la struttura del vecchio complesso.
Assonometria di progetto
Ci si riferisce infine alla chiusura del quadriportico centrale (con la nuova creazione di ambienti interni) che ha trasformato l’essenza stilistica del convento che era poi una caratteristica comune a tutti i conventi realizzati in Basilicata nel 1500.
Foto storica
L’indagine storicaartistica èstata realizzata con materiale storico e fotografico di archivio del monastero di Tito.
È stata effettuata, inoltre, un’indagine comparativa sui monasteri realizzati in Basilicata dal 1439 (convento di S.Francesco a Miglianico) al 1587 (convento di S. Maria del Piano a Calvello).
Ulteriori dati sul complesso conventuale, utili per scoprire l’antica disposizione degli ambienti, sono emersi da un’attenta descrizione fatta il 18 Agosto 1808 in occasione di un inventario di tutti i beni del monastero (visita pastorale).
Da questo tipo di indagine e dall’indagine statica parallela è scaturito quasi automaticamente il progetto che, come si può vedere dagli elaborati grafici, non ha minimamente alterato quei caratteri storici pregevoli che ancora esistono, ma si è indirizzato sulle recenti superfetazioni di nessun valore storico (da eliminare) compromettenti l’intero organismo dal punto di vista architettonico e statico.